Un'allegoria della vita
La città era dietro la curva e mi apparve, d’im -
provviso, brulicante di torri, verdeggiante
d’orti e rosseggiante di mattoni. Il paesaggio
era popolato da colline coi fianchi fitti d’albe -
ri carichi dei frutti della stagione estiva, di filari
di vigne che dividevano orti oppure occupavano a
cavalcapoggio larghe porzioni di terreno con il loro carico
di grappoli, ancora piccoli e duri. Si scorgevano
anche le macchie di verde intenso dei boschi in lontananza,
mentre i muli, lenti e pesanti di basti, s’inerpi -
cavano per i fianchi di pendii sulle cui cime sorgevano
case che rilucevano rossi bagliori al
tocco dei raggi del sole sui tetti. Guardando
a nord, sullo sfondo, iniziavano
ad affollarsi i contorni delle torri e
dei campanili, delle case e delle chiese
della città che emergeva circondata
da alte mura
e avÈ
una corsa
nella quale tutto
è permesso
volta da una leggera caligine, colorata di rosso dal
giorno avanzato. Avvicinandosi, si potevano scorgere,
appena fuori dalle mura, case e borghetti disposti a
ventaglio lungo le valli e sui poggi dal dolce pendio.






