Quell'abito di sana poesia
«Il pittore Antonio Cannata
non è il primo venuto: è oramai
un conosciuto e apprezzato
paesista che già da tempo
ha superato le sospettose
e difficili barriere della critica, e infine, sì
è imposto ad essa con la sua bella sincerità,
con la sobrietà del colorito, con
quell’abito di sana poesia che scalda e fa
palpitare ogni preferita evocazione. Le
sue tele, assai personali, esprimono con
forma suggestiva e penetrante gli stati
d’un anima intimamente commossa e a
cui ripugnano la studiata ricerca degli
effetti e la deformazione della verità a
profitto d’ogni suo falso per quanto immediato
successo». Così scrive agli inizi
degli anni Trenta lo scrittore napoletano
Salvatore Di Giacomo nel presentare la
mostra del pittore calabrese all’associa -
zione “La Compagnia degli Illusi” a Napoli,
nota nel primo trentennio del Novecento
per la sua professione di cultura
laica radicale.






